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San Martino
San
Martino, al quale è dedicata la nostra Chiesa, nasce in
Pannonia a Sabaria (ora Szombathely, Ungheria) nel 316 da famiglia pagana, e
viene istruito sulla dottrina cristiana quando è ancora ragazzo, senza però il
battesimo. Figlio di un ufficiale dell’esercito romano, si arruola a sua
volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in
Gallia. E’ in quest’epoca che può collocarsi l’episodio famosissimo di
Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per
difendere un mendicante dal freddo. Lasciato l’esercito
nel 356, raggiunge a Poitiers il dotto e combattivo vescovo Ilario: si sono
conosciuti alcuni anni prima. Martino ha già ricevuto il battesimo
(probabilmente ad Amiens) e Ilario lo ordina esorcista: un passo sulla via del
sacerdozio. Per la sua posizione di prima fila nella lotta all’arianesimo, che
aveva il sostegno della Corte, il vescovo Ilario viene esiliato in Frigia (Asia
Minore); e quanto a Martino si fatica a seguirne la mobilità e l’attivismo,
anche perché non tutte le notizie sono ben certe. Fa probabilmente un
viaggio in Pannonia, e verso il 356 passa anche per Milano. Più tardi lo
troviamo in solitudine alla Gallinaria, un isolotto roccioso davanti ad Albenga,
già rifugio di cristiani al tempo delle persecuzioni. Di qui Martino torna poi
in Gallia, dove riceve il sacerdozio dal vescovo Ilario, rimpatriato nel 360 dal
suo esilio. Un anno dopo fonda a Ligugé (a dodici chilometri da Poitiers) una
comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa. Nel 371 viene eletto
vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell’altro monastero da
lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier. Di qui
intraprende la sua missione, ultraventennale azione per cristianizzare le
campagne: per esse Cristo è ancora "il Dio che si adora nelle città".
Non ha la cultura di Ilario, e un po’ rimane il soldato sbrigativo che era,
come quando abbatte edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più
risentimenti che adesioni. Ma l’evangelizzazione riesce perché l’impetuoso
vescovo si fa protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la
giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la testa.
Sapere che c’è lui fa coraggio. Questo spiega l’enorme popolarità in vita
e la crescente venerazione successiva. Quando muore a Candes
(Indre-et-Loire, Francia), l’8 novembre 397, verso la mezzanotte di una
domenica, si disputano il corpo gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours.
Questi ultimi, di notte, lo portano poi nella loro città per via d’acqua,
lungo i fiumi Vienne e Loire. La sua festa si celebrerà nell’anniversario
della sepoltura, e la cittadina di Candes si chiamerà Candes-Saint-Martin. Quanto alla
dedicazione della prima cappella di culto di Castelnovo
occorre ricordare che S. Martino, insieme a S. Giorgio è stato uno dei
santi molto invocati dai Longobardi che verso il secolo VII-VIII erano insediati
anche nel Piacentino, avendo il centro del loro potere a Pavia.
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