I
dipinti, il cui valore è sopratutto devozionale, sono stati fotografati
e catalogati alla Soprintendenza Nazionale.
Nel
2005 sono stati completati i lavori di restauro e, ad opera del pittore
Luigi De Melli sono state eseguite le copie dei quadri rubati che così
hhanno riempito il vuoto lasciato dopo il furto.
Il
Castello
Nell'Era Medioevale sorsero molti castelli fra i quali quello di Corano,
ritenuto del decimo secolo. Sarebbe nato come fortilizio, cioè piccolo
castello fortificato. Il suo basamento è di pietra arenaria, forse
tolto dalla montagna tra Pianello e Roccapulzana.

Non
tardò molto che anch' esso divenisse bersaglio di vicende sfavorevoli.
Nel secolo decimo secondo (periodo che va dal 1100 al 1199 ) Federico II,
imperatore di Germania, detto Barbarossa, passò il Po nei pressi di
Arena e prese di mira la valle del Tidone, compiendo furti, saccheggi,
distruzioni e abbattendo fortezze e castelli.
Anche
quello di Corano non fu escluso dal subire così infelice sorte; e fu
distrutto nel piano superiore. Alberto Scoto, signore di Piacenza, mandò
suo figlio Francesco con buona scorta di militi nella valle del Tidone.
E anch’essi distruggevano quello che non riuscivano a portare via.
Lasciavano scorrere per terra il vino che non potevano consumare.
Nell'anno 1241 Ezio, re germanico, demolì il castello dopo aver
sconfitto il corpo di guardia.
Nell'anno
1372 anche il potere pontificio, allo scopo di consolidarsi maggiormente
nel piacentino, inviò nella nostra vallata le sue milizie sotto il
comando di bravi capitani. Esse, quasi sempre senza colpo ferire,
assoggettarono castelli e forti, non escluso Corano, Montalbo, Sala,
Vicomarino.
Nell'anno
1373 Giacomo dal Verme si trattenne dal distruggere il castello di
Corano; si limitò solo di bruciare le biade nei campi; abbatte invece
il forte di Vairasco.
Nell'anno
1417 Francesco Busssone, chiamato il Conte di Carmagnola, dapprima
percorse la Val Tidone e dette fuoco al castello di Corano; poi si mosse
su Piacenza e liberò la città dalla dominazione degli Arcelli.
Nell'anno
1476 Corano tornò di nuovo sotto il dominio dei Visconti.
Lazzaro
Radini, detto Tedesco, era un valoroso capitano del duca Filippo Maria
Visconti. La sua famiglia risale all'anno 1015 ad un certo Tedesco,
figlio di Gherardo Radini.
Ricordiamo
che nell'anno 1227 un certo Fulco Radini fu console della repubblica
piacentina, e Guglielmo Radini a nome della città di Piacenza acquistò
il castello di Fombio che era di proprietà del monastero di San Pietro
in Ciel d'Oro di Pavia.
Un
tale di nome Borgognone Tedeschi fu cavaliere aurato. Un certo Guglielmo
fu signore di Baselica. Elena Arcelli di Nicolino Tedeschi fu contessa
della vallata del Tidone. Ella ebbe due figli, Antonio e Daniele: questi
fu padre di Lazzaro Radini che, per le sue benemerenze verso la casa dei
Visconti, con diploma in data tre settembre 1438 insieme a Pietro de
Plaza fu investito del feudo di Corano e della villa di Vairasco
"con tutte le pertinenze, di- ritti, privilegi per se e per i suoi
eredi con mero e misto imperio facoltà di gladio (spada a doppio taglio
con lama larga e appuntita tipica dei legionari romani) giurisdizione
nel civile e nel criminale, con regalìe, onori comodi, esenzioni,
diritti d'acqua, pascoli, terre boschive, pesca, entrata del dazio,
pedaggi, gabelle ecc. ecc.".
Un
tale dominio sul luogo di Corano e Vairasco non fu gratuito, ma oneroso.
I due, Lazzaro Radini e Pietro de Plaza, dovettero sborsare la somma di
tremilacinquecento fiorini di moneta nuova, "equivalente a
trentadue soldi imperiali per ogni fiorino da passarsi alla camera
ducale".
Il
procuratore che fece eseguire il suddetto diploma fu il consigliere del
Duca Corradino de' Capitani di Vicoplercato. Con rogito del notaio
Pietro di Bilegno in data 22 settembre dell'anno 1438, Pietro de Plaza
vendette a Lazzaro Radini Tedeschi la parte che gli spettava su Corano e
Vairasco "per la nomina e l'investitura ducale".
In
questo modo tutto il feudo passò alla famiglia Radini Tedeschi. Il duca
Filippo Maria Visconti con diploma del tre marzo dell'anno 1439 confermò
i privilegi concessi a Lazzaro Radini Tedeschi l'anno precedente sul
feudo di Corano e Vairasco "sottraendolo da qualsiasi onere e
peso".
Con
rescritto in data 26 gennaio 1462, lo stesso duca Maria Filippo Visconti
diede la sua approvazione al conte Daniele Radini Tedeschi di Corano,
figlio di Lazzaro Radini, detto Tedesco, per quanto aveva comprato da
Giovanni Figlioddoni.
Si
trattava di "molti pozzi di sale in salso”. Il giorno venti marzo
1470 la duchessa Bianca, con suo figlio Giovanni Galeazzo ribadiva in
forma solenne al conte Daniel Radini Tedeschi i privilegi e le esenzioni
che il duca Filippo Maria Visconti nel 1438 aveva concesso a Lazzaro
Radini Tedeschi {Tedesco). .
Di
più il duca Giovanni Maria Sforza con rescritto in data 18 giugno 1485,
con indulgente degnazione al conte Daniele Radini Tedeschi permise
di fare il mercato a Corano nei venerdì di ogni mese per tutto l'anno.
Con
diploma in data 16 marzo 1486 lo stesso duca Giovanni Maria Sforza
approvò anche per Daniele Radini Tedeschi (Tedesco) tutte le esenzioni
e tutti i privilegi che il duca Filippo Maria Visconti aveva concesso
nell'anno 1438 a Lazzaro Radini Tedeschi {Tedesco}.
Anche
Francesco, re di Francia, con atto solenne, detto diploma, in data 11
marzo dell'anno 1517 confermava tutto quanto era già stato concesso
nell'anno 1438.
Il
conte Daniele Radini Tedeschi non ebbe prole. Con atto rogato il 5
aprile 1518 in Piacenza nel convento dei Padri Francescani di Santa
Maria di Nazareth, oggi di Campagna, adottò come figli ed eredi i suoi
tre nipoti di nome Daniele, Giovanni ed Alessandro, nati dalla sua
sorella Angela moglie del conte Giangiacomo Anguissola.
Questo
atto ebbe l'approvazione e la conferma da Francesco, re di Francia, in
Milano nell'anno 1518.
Si
può fare qui una osservazione: perché Tedeschi o Tedesco? I documenti
dell'archivio del conte Paolo Radini Tedeschi (Tedesco) hanno
scambievolmente l'uno e l'altro. .
Nell'anno
1521 Corano sfuggì alle devastazioni di Giacomo dal Verme, ma finì
.nelle mani di coloro che erano costretti a rifugiarsi all'estero per
motivi politici.
Essi
presero tutto e portarono via, nulla lasciando. Il conte Daniele Radini
Tedeschi (Tedesco) morì. I suoi figli adottivi furono eredi. Al loro
nome di Anguissola unirono quello di Tedeschi.
Il
secondo di loro Giovanni Anguissola Tedeschi divenne conte di Grazzano
ed ebbe anche il feudo di Corano e Vairasco, avuto in eredità dallo zio
conte Daniele Radini Tedeschi (Tedesco).
Giovanni
Anguissola Tedeschi, uno di quelli che furono coinvolti nella morte del
duca di Parma e Pìacenza, non avendo avuto da tre mogli prole di sesso
maschile, a Milano dove si era ritirato, nominò suo erede universale il
conte Giulio Anguissola Tedeschi, figlio di suo fratello il conte
Daniele Anguissola Tedeschi.
Per
questo il conte Giulio Anguissola Tedeschi divenne padrone del feudo e
della contea di Corano e Vairasco. Questa famiglia, una delle più
nobili di Piacenza, diede personaggi illustri per scienza e per valore
militare.
Innocenzo
Ottavo che fu papa dall'anno 1484 all'anno 1492 l'ebbe in grandissima
considerazione.
Sembra
che questa famiglia degli" Anguissola Tedeschi" abbia
conservato il dominio su Corano e Vairasco fin quando cessarono di
esistere i feudi.
Questo
avvenne nell'anno 1806 per opera del governo napoleonico; ne rimase solo
la proprietà.
Il
castello, dopo vari passaggi, è appartenuto al pittore piacentino Luigi
Arrigoni (1896 - 1964) che vi ebbe lo studio fin dall'inizio della sua
carriera e ne ha decorato alcune stanze.
Attualmente
è proprietà privata.
(Le
notizie su Corano sono state desunte dal volume "Corano - Storia di
famiglia" di Don Carlo Lucchini)