In visita a Corano

 

 

Il paese di Corano, frazione del comune di Borgonovo Val Tidone, è situato sulla cima di una collina a 313 metri s.l.m.  e presenta un impianto urbanistico  medievale. Gli abitanti sono attualmente circa cento, anche se nel periodo estivo il loro numero praticamente raddoppia.

Cartina Corano 

Riguardo al suo nome qualcuno lo fa risalire ad un guerriero romano detto "Alcuranum".

Altri invece vorrebbero che avesse origine da alcuni romani che avrebbero costruito villaggi sparsi nel territorio piacentino in luoghi rilevanti. Avrebbe fatto parte della squadra un certo Mario o Marco Curcius. Da questo nome sarebbe derivato "Curanum" da cui Corano.

 

La Chiesa

Nel periodo della seconda metà del secolo quarto, e precisamente dopo l'anno 350 al tempo dell'imperatore Valentiniano Primo, la piccola comunità di Corano ha voluto il suo edificio sacro come luogo per ascoltare la parola di Dio e per assistere ai divini misteri.

Quindi esso risalirebbe a quel tempo secondo qualche storico piacentino. I muri hanno uno spessore di circa centimetri 65.

Una pietra lavorata dell'epoca romana, secondo esperti, la quale si conserva come ricordo in sacrestia ha una lunghezza di centimetri 80, una larghezza di centimetri 13 e una altezza di centimetri 28.  

 

La Chiesa

Questo edificio fu dedicato con grande venerazione  al glorioso testimone della fede Sant' Antonino Vita di San Antonino.

Nell' anno 1610 l' edificio sacro, forse a causa dell' abbassamento del terreno,  in parte crollò.  

Claudio Rangoni, vescovo di Piacenza, emise minaccia d'interdetto, "pena canonica che può colpire persone fisiche o giuridiche privandole di dati diritti o beni spirituali," se entro l'ottobre 1613 non fosse stato ricostruito.

Tutti si misero di buona volontà; la data stabilita ebbe la sua osservanza. Il lavoro fu ultimato; il soffitto fu fatto con travi e travetti.

Altre opere degne di rilievo furono eseguiti nei secoli successivi. La volta fu rifatta con mattonelle nell'anno 1804; l'altare maggiore in cotto e stucco sorse nell'anno 1809; in precedenza era in legno "con arca piramidale a mo' di propiziatorio". La facciata esterna fu restaurata nell'anno 1828. Il campanile fu innalzato nell'anno 1883. Fu rifatta la cappella nella Madonna delle Grazie nell'anno 1908.

I gradini dell'altare maggiore, sui quali si appoggiavano i candelieri, furono rivestiti con lastre di marmo bianco di Carrara. Il tabernacolo e la mensa furono del medesimo marmo. Era l'anno 1909. Il campanile fu ritoccato all'esterno con cemento e così pure nell'interno .

L'edificio fu consacrato da Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, il giorno 21 aprile dell'anno 1885.

L 'altare maggiore ebbe la sua consacrazione da Giovanni Maria Pellizzari, vescovo di Piacenza, il giorno 29 aprile dell'anno 1909.

Il nuovo altare, sorto secondo l'ultima riforma liturgica, fu consacrato da Paolo Ghizzoni, vescovo ausiliare di Piacenza, il giorno 4 novembre dell'anno 1967. Gli altari delle tre cappelle hanno solo la pietra sacra.

La cappella della Madonna del Rosario, già di San Giovanni Battista, risale all'anno 1641.

La cappella delle Grazie, già dell' Annunciata, è dell'anno 1788.

La cappella di Sant'Antonio Abate risale all'anno 1600 circa. Il pavimento attuale della chiesa è dell'anno 1950.

La sostituzione del vecchio piccolo orologio della torre avvenne nell’anno 1960.

L 'automazione delle campane con annesso orologio venne eseguita nell'anno 1983.

 

 

Fino a qui il passato. E il futuro?

Il futuro, come tante altre realtà non solo piacentine non è certo roseo.

Dall'anno 1996 la chiesa dedicata a San Antonino martire era chiusa in attesa di un intervento che ripristini la volta pericolante e la messa in sicurezza delle fondamenta.

Per la celebrazione della messa era stata allestita una piccola cappella in quella che era la sagrestia.

 

E come se non bastasse, all'inizio del mese di febbraio 2004,  ladri sacrileghi hanno asportato dalla canonica tre dipinti.

Il primo, raffigurante San Antonino e quattro santi è un'opera del 1600 di Francesco Triva (1626 - 1699) e  recentemente era stato sottoposto a restauro conservativo per riparare i danni prodotti dalle fiamme nel 1995.

Gli altri due dipinti, raffiguranti il Sacro Cuore di Gesù e di Maria, risalgono alla fine del 1800 e sono attribuibili ad un pittore uscito dall'Istituto Gazzola di Piacenza.

 

 

I dipinti, il cui valore è sopratutto devozionale, sono stati fotografati e catalogati alla Soprintendenza Nazionale.

 

Nel 2005 sono stati completati i lavori di restauro e, ad opera del pittore Luigi De Melli sono state eseguite le copie dei quadri rubati che così hhanno riempito il vuoto lasciato dopo il furto.

 

Il Castello

Nell'Era Medioevale sorsero molti castelli fra i quali quello di Corano, ritenuto del decimo secolo. Sarebbe nato come fortilizio, cioè piccolo castello fortificato. Il suo basamento è di pietra arenaria, forse tolto dalla montagna tra Pianello e Roccapulzana.

 

Il Castello

Non tardò molto che anch' esso divenisse bersaglio di vicende sfavorevoli. Nel secolo decimo secondo (periodo che va dal 1100 al 1199 ) Federico II, imperatore di Germania, detto Barbarossa, passò il Po nei pressi di Arena e prese di mira la valle del Tidone, compiendo furti, saccheggi, distruzioni e abbattendo fortezze e castelli.

Anche quello di Corano non fu escluso dal subire così infelice sorte; e fu distrutto nel piano superiore. Alberto Scoto, signore di Piacenza, mandò suo figlio Francesco con buona scorta di militi nella valle del Tidone. E anch’essi distruggevano quello che non riuscivano a portare via. Lasciavano scorrere per terra il vino che non potevano consumare. Nell'anno 1241 Ezio, re germanico, demolì il castello dopo aver sconfitto il corpo di guardia.

Nell'anno 1372 anche il potere pontificio, allo scopo di consolidarsi maggiormente nel piacentino, inviò nella nostra vallata le sue milizie sotto il comando di bravi capitani. Esse, quasi sempre senza colpo ferire, assoggettarono castelli e forti, non escluso Corano, Montalbo, Sala, Vicomarino.

Nell'anno 1373 Giacomo dal Verme si trattenne dal distruggere il castello di Corano; si limitò solo di bruciare le biade nei campi; abbatte invece il forte di Vairasco.

Nell'anno 1417 Francesco Busssone, chiamato il Conte di Carmagnola, dapprima percorse la Val Tidone e dette fuoco al castello di Corano; poi si mosse su Piacenza e liberò la città dalla dominazione degli Arcelli.

Nell'anno 1476 Corano tornò di nuovo sotto il dominio dei Visconti.

Lazzaro Radini, detto Tedesco, era un valoroso capitano del duca Filippo Maria Visconti. La sua famiglia risale all'anno 1015 ad un certo Tedesco, figlio di Gherardo Radini.

Ricordiamo che nell'anno 1227 un certo Fulco Radini fu console della repubblica piacentina, e Guglielmo Radini a nome della città di Piacenza acquistò il castello di Fombio che era di proprietà del monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia.

Un tale di nome Borgognone Tedeschi fu cavaliere aurato. Un certo Guglielmo fu signore di Baselica. Elena Arcelli di Nicolino Tedeschi fu contessa della vallata del Tidone. Ella ebbe due figli, Antonio e Daniele: questi fu padre di Lazzaro Radini che, per le sue benemerenze verso la casa dei Visconti, con diploma in data tre settembre 1438 insieme a Pietro de Plaza fu investito del feudo di Corano e della villa di Vairasco "con tutte le pertinenze, di- ritti, privilegi per se e per i suoi eredi con mero e misto imperio facoltà di gladio (spada a doppio taglio con lama larga e appuntita tipica dei legionari romani) giurisdizione nel civile e nel criminale, con regalìe, onori comodi, esenzioni, diritti d'acqua, pascoli, terre boschive, pesca, entrata del dazio, pedaggi, gabelle ecc. ecc.".

Un tale dominio sul luogo di Corano e Vairasco non fu gratuito, ma oneroso. I due, Lazzaro Radini e Pietro de Plaza, dovettero sborsare la somma di tremilacinquecento fiorini di moneta nuova, "equivalente a trentadue soldi imperiali per ogni fiorino da passarsi alla camera ducale".

Il procuratore che fece eseguire il suddetto diploma fu il consigliere del Duca Corradino de' Capitani di Vicoplercato. Con rogito del notaio Pietro di Bilegno in data 22 settembre dell'anno 1438, Pietro de Plaza vendette a Lazzaro Radini Tedeschi la parte che gli spettava su Corano e Vairasco "per la nomina e l'investitura ducale".

In questo modo tutto il feudo passò alla famiglia Radini Tedeschi. Il duca Filippo Maria Visconti con diploma del tre marzo dell'anno 1439 confermò i privilegi concessi a Lazzaro Radini Tedeschi l'anno precedente sul feudo di Corano e Vairasco "sottraendolo da qualsiasi onere e peso".

Con rescritto in data 26 gennaio 1462, lo stesso duca Maria Filippo Visconti diede la sua approvazione al conte Daniele Radini Tedeschi di Corano, figlio di Lazzaro Radini, detto Tedesco, per quanto aveva comprato da Giovanni Figlioddoni.

Si trattava di "molti pozzi di sale in salso”. Il giorno venti marzo 1470 la duchessa Bianca, con suo figlio Giovanni Galeazzo ribadiva in forma solenne al conte Daniel Radini Tedeschi i privilegi e le esenzioni che il duca Filippo Maria Visconti nel 1438 aveva concesso a Lazzaro Radini Tedeschi {Tedesco). .

Di più il duca Giovanni Maria Sforza con rescritto in data 18 giugno 1485, con indulgente degnazione al conte Daniele Radini Tedeschi permise di fare il mercato a Corano nei venerdì di ogni mese per tutto l'anno.

Con diploma in data 16 marzo 1486 lo stesso duca Giovanni Maria Sforza approvò anche per Daniele Radini Tedeschi (Tedesco) tutte le esenzioni e tutti i privilegi che il duca Filippo Maria Visconti aveva concesso nell'anno 1438 a Lazzaro Radini Tedeschi {Tedesco}.

Anche Francesco, re di Francia, con atto solenne, detto diploma, in data 11 marzo dell'anno 1517 confermava tutto quanto era già stato concesso nell'anno 1438.

Il conte Daniele Radini Tedeschi non ebbe prole. Con atto rogato il 5 aprile 1518 in Piacenza nel convento dei Padri Francescani di Santa Maria di Nazareth, oggi di Campagna, adottò come figli ed eredi i suoi tre nipoti di nome Daniele, Giovanni ed Alessandro, nati dalla sua sorella Angela moglie del conte Giangiacomo Anguissola.

Questo atto ebbe l'approvazione e la conferma da Francesco, re di Francia, in Milano nell'anno 1518.

Si può fare qui una osservazione: perché Tedeschi o Tedesco? I documenti dell'archivio del conte Paolo Radini Tedeschi (Tedesco) hanno scambievolmente l'uno e l'altro. .

Nell'anno 1521 Corano sfuggì alle devastazioni di Giacomo dal Verme, ma finì .nelle mani di coloro che erano costretti a rifugiarsi all'estero per motivi politici.

Essi presero tutto e portarono via, nulla lasciando. Il conte Daniele Radini Tedeschi (Tedesco) morì. I suoi figli adottivi furono eredi. Al loro nome di Anguissola unirono quello di Tedeschi.

Il secondo di loro Giovanni Anguissola Tedeschi divenne conte di Grazzano ed ebbe anche il feudo di Corano e Vairasco, avuto in eredità dallo zio conte Daniele Radini Tedeschi (Tedesco).

Giovanni Anguissola Tedeschi, uno di quelli che furono coinvolti nella morte del duca di Parma e Pìacenza, non avendo avuto da tre mogli prole di sesso maschile, a Milano dove si era ritirato, nominò suo erede universale il conte Giulio Anguissola Tedeschi, figlio di suo fratello il conte Daniele Anguissola Tedeschi.

Per questo il conte Giulio Anguissola Tedeschi divenne padrone del feudo e della contea di Corano e Vairasco. Questa famiglia, una delle più nobili di Piacenza, diede personaggi illustri per scienza e per valore militare.

Innocenzo Ottavo che fu papa dall'anno 1484 all'anno 1492 l'ebbe in grandissima considerazione.

Sembra che questa famiglia degli" Anguissola Tedeschi" abbia conservato il dominio su Corano e Vairasco fin quando cessarono di esistere i feudi.

Questo avvenne nell'anno 1806 per opera del governo napoleonico; ne rimase solo la proprietà.

Il castello, dopo vari passaggi, è appartenuto al pittore piacentino Luigi Arrigoni (1896 - 1964) che vi ebbe lo studio fin dall'inizio della sua carriera e ne ha decorato alcune stanze.

Attualmente è  proprietà privata.

 

(Le notizie su Corano sono state desunte dal volume "Corano - Storia di famiglia" di Don Carlo Lucchini)